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Per la prima volta è stata evidenziata una correlazione tra una sindrome dolorosa extraintestinale e una specifica modificazione della composizione del microbioma fecale.
Lo studio, condotto a Montreal, ha arruolato 77 donne con diagnosi di fibromialgia nei 12 mesi precedenti e ha confrontato l’esame delle feci con quello di un gruppo controllo di 79 casalinghe sane.

Il microbioma intestinale delle pazienti con fibromialgia ha presentato una carenza di ceppi produttori di butirrato (Faecalibacterium prausnitzii, Bacteroides uniformis e Blautia faecis), già riprovati carenti in altre malattie infiammatorie intestinali, e ha presentato, invece, una relativa abbondanza di ceppi già associati a forme artritiche come il Bacteroides uniformis, Prevotella copri.

E’ stata inoltre trovata una correlazione tra alcuni ceppi batterici e la severità dei sintomi fibromialgici, come intensità e distribuzione del dolore, fatigue e sintomi cognitivi.
Questo studio apre la strada per una migliore comprensione della genesi e delle possibilità di cura della fibromialgia, che ancora oggi rimane una sfida diagnostica e terapeutica per il medico.
Ma porta anche speranza a quei pazienti che si sentono considerati “malati immaginari” dato che, finora, non esistono test oggettivi che consentono di certificare la diagnosi di fibromialgia.
Questi risultati, seppur preliminari, possono spiegare come alcuni sintomi dolorosi cronici, artritici o viscerali e pelvici, possono migliorare con un’alimentazione ricca in polifenoli che si trovano in frutta e verdura.

Fonte: PAIN, Giugno 2019
Minerbi, Amir1; Gonzalez, Emmanuel2,3; Brereton, Nicholas J.B.4; Anjarkouchian, Abraham5; Dewar, Ken3,6; Fitzcharles, Mary-Ann1,7; Chevalier, Stéphanie5,8,9; Shir, Yoram1