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Le ricerche riconoscono in modo sempre più evidente che le esperienze infantili hanno effetti profondi e duraturi sul sistema di regolazione che influisce sui processi di salute e di malattia.
C’è una connessione profonda tra lo stress traumatico vissuto in età precoce e lo sviluppo di patologie croniche come ipertensione e danni cardiovascolari, malattie epatiche e polmonari, depressione, obesità e cancro.

Uno dei primi e più importanti studi epidemiologici, su larga scala, che ha contribuito a fare luce sulla relazione esistente tra eventi di vita e salute è lo Studio ACE – Adverse Childhood Experiences (Esperienze Infantili Avverse), ideato dal medico Vincent Felitti al Dipartimento di Medicina Preventiva di San Diego, California, negli anni ’90.
Per “Esperienze Infantili Avverse” si intendono esperienze vissute all’interno del contesto familiare prima dei 18 anni tra cui l’esposizione al maltrattamento emotivo e al neglect (trascuratezza), abuso fisico e sessuale, così come altri fattori di rischio nell’ambiente di vita del bambino, tra cui l’esposizione a violenza domestica (violenza assistita), incarcerazione di un membro della famiglia, disturbo mentale o uso di sostanze di uno o entrambi i genitori.  Uno dei meriti dello studio ACE è stato quello di aver sottolineato l’importanza di esperienze traumatiche meno “visibili” ma non per questo meno impattanti sulla salute della società e assai diffuse. Le esperienze dei primi anni di vita si rivelano determinanti e, se è vero che i geni forniscono il materiale strutturale al neurosviluppo, i fattori ambientali ne determinano il risultato finale. Durante questi periodi critici, in cui il cervello è in via di sviluppo, esperienze sfavorevoli provocano una costante attivazione dei sistemi di risposta allo stress. L’attivazione frequente di questi sistemi induce cambiamenti fisiologici e funzionali che possono essere durevoli nel tempo e determinare il nostro stato di salute futura. In definitiva, un ambiente familiare stressante produce dei cambiamenti nell’architettura funzionale delle connessioni cerebrali degli individui e nella modalità futura di risposta allo stress, che è mediata dal sistema nervoso, da quello endocrino e immunitario, favorendo così l’insorgenza di patologie mediche croniche e ridurre l’aspettativa di vita fino a 20 anni.

Il modo più efficace per proteggere i bambini è creare un ambiente che possa permettere loro di fare esperienze in modo sicuro, libero e creativo.

Una delle più importanti funzioni di un genitore “sufficientemente buono” è quella di favorire il processo di integrazione dell’Io del bambino, attraverso due processi:
– Proteggere il bambino da esperienze negative e da eventi traumatici;
– Prendersi cura del bambino riconoscendo, interpretando e rispondendo ai suoi bisogni in modo adeguato.

Tali processi permettono al bambino di acquisire un senso di fiducia negli altri e nell’ambiente più in generale, senso di fiducia a cui il bambino (e poi l’adulto) può fare riferimento ogniqualvolta si presentano situazioni particolarmente minacciose o stressanti.

Il nostro è un tempo in cui è molto difficile fare il genitore, Sigmund Freud aveva già affermato che fare genitori è un “mestiere impossibile”.
Un genitore “sufficientemente buono” (non perfetto, sufficientemente buono) è soprattutto un genitore consapevole di sé e dei propri vissuti, un genitore capace di riconoscere le proprie difficoltà e di chiedere aiuto per guardarle, un genitore che conosce la propria storia di figlio, che riconosce le proprie ferite e desidera prendersene cura.

A ConCura non pensiamo che fare i genitori sia un mestiere impossibile; sappiamo però che è un mestiere difficile, che implica dedizione, impegno, cura e consapevolezza e che, quando si è sofferenti è più difficile fare i genitori. Il nostro compito è sostenere i genitori nel riconoscere le loro difficoltà e nell’affrontarle in modo adeguato così da aiutarli ad essere adulti consapevoli e figure di riferimento sicuro per i loro figli, per consentire così ai bambini e agli adolescenti di crescere  e di esprimersi come persone libere, creative e in buona salute fisica e mentale.