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I magnifici sette del benessere

Di rientro dalla pausa estiva vogliamo proporre il menù alla base della salute e del benessere psico-fisico.
Si tratta di sette portate, sette elementi che la scienza moderna ha individuato come essenziali per favorire lo sviluppo e il consolidamento di una mente integrata, ossia quella qualità che consente ai processi mentali di essere lucidi, flessibili, funzionali al raggiungimento di un obiettivo e al superamento di una difficoltà. Sappiamo bene quanto il fluire di energia e informazione che attraversa il nostro cervello sia in stretta connessione con l’attività neurovegetativa e la produzione di ormoni, quindi ha a che fare anche con il metabolismo in generale e il funzionamento dei visceri e del sistema immunitario.
Bagaglio indispensabile tanto per gli adulti quanto per gli adolescenti, soprattutto all’inizio di questo incerto anno scolastico.
Dal punto di vista neurobiologico, il concetto chiave è la NEUROPLASTICITÀ, ossia la capacità che hanno i neuroni di crescere e creare nuove reti e di consolidarle, perché neuroni attivati assieme tendono a collegarsi e a funzionare assieme. È questa la base dell’apprendimento, della memoria stabile, della capacità di acquisire nuove mappe operative che poi si trasformano in nuovi prodotti della mente (pensieri, idee, sensazioni, scelte…) e nuovi comportamenti.
I piatti del menù li sveleremo uno alla volta nelle prossime newsletter, cercando di approfondirli.
I riferimenti bibliografici poggiano sui testi di Daniel Siegel, professore di psichiatria all’Università di Los Angeles e direttore esecutivo del Mindsight Institute.

1° portata: il tempo dell’interiorità

Iniziamo già con una pausa, una pausa tutt’altro che vuota. Una pausa di quiete e di riflessione in cui occorre sostare per consentirci di percepire emozioni, pensieri, ricordi, intenzioni, speranze, sogni, timori.
Posare l’attenzione su ciò che emerge nel campo visivo della mente, il cosiddetto campo della consapevolezza aiuta a “far lavorare” i neuroni delle cortecce prefrontali, quella parte di cervello posta sopra gli occhi che è sede di aree associative. Lì si integrano e prendono forma sensazioni, pensieri, immagini, emozioni…elementi a volte chiari e identificabili con un nome, altre volte più confusi e assimilabili a colori o immagini indistinte.
Esistono forme di pratica meditativa basata sulla consapevolezza, che possono guidare gli esercizi del “guardarsi dentro”, dell’”ascoltarsi” posando l’attenzione sulle percezioni che arrivano attraverso i 5 sensi o il movimento del torace, dovuto al respiro o il fluire caotico del pensieri…
L’allenamento del “muscolo” della consapevolezza porta a una maggiore conoscenza di sé, del proprio corpo e di ciò che ci passa per la testa, elementi piacevoli o meno piacevoli, aiuta a ridurre i sintomi dell’ansia e a modificare l’anatomia della corteccia cerebrale prefrontale, esattamente come avviene ad un muscolo allenato che si ipertrofizza.
Si è visto anche che varie tecniche di meditazione contribuiscono ad aumentare l’attività delle telomerasi, enzimi che “aggiustano” le estremità dei geni e garantiscono una vita più lunga alle nostre cellule.
In questo caso si tratta più che mai e fuori retorica di partire da noi stessi: e non c’è stanza più intima della nostra consapevolezza. Può essere sempre con noi a patto che le dedichiamo tempo e attenzione.

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