fbpx

Vi è mai capitato di avere la sensazione che “la mente non stia dietro al corpo”?
È una sensazione che provoca disagio e, a lungo andare, può provocare anche malattie.

Vogliamo affrontare questo argomento con diversi spunti, che sono la base della vision di ConCura e dei nostri percorsi di terapia.

Parliamo di intelligenza emotiva.
La distinguiamo da quella cognitiva, che è quantificata dal famoso QI, perché ha un substrato differente, ossia non nasce dalla corteccia cerebrale, bensì da quella parte del cervello posta più in profondità, quella evolutivamente più antica e che prende il nome di cervello limbico.
Il cervello limbico è composto da reti di neuroni disposti in forma meno ordinata e regolare rispetto a quelli degli strati della corteccia cerebrale, e sono radunati in nuclei:
l’amigdala
● i nuclei anteriori del talamo, dell’ipotalamo
● la corteccia dell’ippocampo e del giro del cingolo e le loro connessioni reciproche e con i nuclei del tronco encefalico.

In questi nuclei avviene anche la regolazione delle funzioni fisiologiche, poiché lì risiede il centro di controllo della principale produzione ormonale (l’ipotalamo) e del sistema nervoso neurovegetativo che, attraverso le branche ortosimpatica e parasimpatica, modula il funzionamento viscerale, regola la pressione arteriosa, il battito cardiaco, la respirazione, i movimenti intestinali, la sudorazione e quindi la termoregolazione, il ritmo sonno-veglia, il senso di fame e sazietà.

Per questo motivo, quindi, possiamo dire che le emozioni che emergono nella nostra mente sono l’esperienza cosciente delle reazioni fisiologiche che ci sorvegliano e ci adattano all’ambiente interno ed esterno.
Quindi, conoscere le emozioni e stare a contatto con esse porta a conoscere cosa sta succedendo al nostro organismo.

Guardando al sistema limbico, possiamo capire quanto l’apparato emotivo, e quindi l’intelligenza emotiva, sia indissolubilmente legato alla sopravvivenza, essendo il primo apparato che l’evoluzione ha previsto e conservato anche nell’Homo Sapiens Sapiens (nonostante si sia distinto dai progenitori primati per la neocorteccia, soprattutto la corteccia frontale).
Se il cervello limbico fa emergere emozioni di paura, piacere, rabbia, gioia, … la corteccia prefrontale è la sede dell’attenzione, concentrazione, inibizione degli impulsi, programmazione delle relazioni sociali, del comportamento morale (cfr Damasio).

Per un benessere duraturo è indispensabile che cervello emotivo e cognitivo collaborino affinché le scelte razionali e i comportamenti siano allineati con il “sentire”.

Ma se cervello emotivo e cognitivo si disconnettono cosa succede?
Può succedere che i comportamenti vengono guidati solo da impulsi poco codificati o male interpretati, ad esempio in caso di stress cronico, si “confonde” la stanchezza per fame, e si inizia a ricercare cibi consolatori al posto di rispondere al vero bisogno, es.dormire.
E’ per questo che una delle maggiori cause di sovrappeso è proprio uno stato di stress cronico.

Oppure, una prevalenza del cervello emotivo su quello cognitivo può portare a un flusso di pensieri fuori controllo e poco funzionale, causando stati d’ansia e depressione o eccessiva irritabilità.
All’opposto, una continua repressione da parte della corteccia prefrontale sull’espressività emotiva finisce per far perdere di vista le preferenze interne e a perdersi in infiniti ragionamenti che bloccano al momento di una scelta (ad esempio di fronte ad un acquisto giudicato importante o a ignorare alcuni segnali d’allarme, restando imprigionati in una relazione o professione che in realtà fanno soffrire, facendo violenza a valori profondi).

È stato dimostrato già da decenni che la capacità di affermarsi nella vita e il successo in vari ambiti non è legato tanto al famoso QI (che ne partecipa per il 20%), quanto dal QE, il Quoziente Emotivo, che rappresenta la capacità di controllo delle emozioni, di gestione delle frustrazioni e la collaborazione sociale.

I ricercatori dello Yale e del New Hampshire hanno definito che il QE si basa sulle seguenti quattro funzioni:
● L’attitudine a identificare il proprio stato emotivo e quello degli altri
● L’attitudine a conoscere la naturale evoluzione nel tempo delle emozioni (cfr il concetto buddista di impermanenza)
● L’attitudine a ragionare sulle proprie emozioni e su quelle altrui
● L’attitudine a gestire le proprie emozioni e quelle altrui.

Ma come entrare nella scatola nera delle emozioni?
Rifacendosi alla stretta connessione tra sistema limbico e corpo e in particolare tra sistema limbico e intestino e tra sistema limbico e cuore, che popolarmente è sede delle emozioni!
Ciò che affascina dal punto di vista fisiologico e anche terapeutico è che proprio modulando il battito cardiaco e producendo la cosiddetta coerenza cardiaca si riesce ad allenare il cervello a essere più rapido e preciso.

Ma di questo ne parleremo prossimamente…

Per appuntamenti e informazioni: info@centroconcura.it