Gli esseri umani sono collegati gli uni agli altri da una necessità biologica e sono in grado di co-regolarsi.
In questo quadro il comportamento rappresenta una qualità emergente che ha un substrato biologico: quando gli esseri umani non riescono ad entrare in relazione si verificano delle ricadute anche a livello corporeo e, parimenti, lo stato fisiologico e psicologico influenza il comportamento.

Nei processi comunicativi tra esseri umani non sono le parole e i contenuti verbali, bensì le caratteristiche melodiche, la prosodia, l’intonazione, il tatto, lo sguardo, i contenuti emotivi che agiscono sul nervo vago mielinizzato, il quale controlla anche l’attivazione del sistema di difesa.
La corteccia temporale è in grado di decodificare l’intenzionalità dei movimenti nei mammiferi e un ruolo molto importante viene rivestito dal muscolo ubicolare dell’occhio: il contatto oculare è perciò essenziale nel creare un senso di connessione tra esseri umani e diventa meno importante solo quando c’è un contatto fisico, così come l’espressione del viso riflette in modo diretto lo stato polivagale della persona.
Se l’interazione sociale non è fonte di sicurezza (come nelle esperienze traumatiche o nell’ambito della relazione di attaccamento insicuro) la persona cerca di distanziarsi da contenuti emotivi dolorosi; si verifica cioè, a livello cerebrale, la violazione di un’aspettativa neurale, determinata dalla mancanza di reciprocità nella relazione e dall’assenza di sintonizzazione. Attraverso un processo di “neurocezione” il sistema nervoso valuta il rischio presente nell’ambiente circostante senza consapevolezza e, spesso, indipendentemente da una narrazione cognitiva; in questo quadro è possibile che la neurocezione del pericolo, in persone che hanno vissuto esperienze traumatiche o di attaccamento insicuro, si attivi in modo automatico anche quando non esiste un pericolo “reale”.
Come a dire che non importa se il pericolo è “fuori” di noi, il pericolo può essere percepito anche “dentro” di noi ed è sufficiente ad attivare il nostro sistema di minaccia.

La segregazione rigida tra azione, percezione e cognizione non ha ragion d’essere quindi, perché si tratta di funzioni che a livello cerebrale sono fortemente integrate e necessitano quindi di un intervento integrato.
Il corpo è “portatore di un progetto intelligente” afferma Sini.
Anche da una prospettiva filosofica la conoscenza di sé e del mondo è una risposta estetica (cioè delle sensazioni del corpo) al rapporto dell’individuo con ciò che è altro da sé e che produce un riverbero emotivo e cognitivo.
L’intelligenza del corpo è un fatto “estetico” – nel senso di “contrario di anestetico” – integrato.