Siamo oramai assuefatti all’idea di dover spender poco per ciò che mangiamo.
Nel 1950 gli Inglesi spendevano tra il 30% e il 50% del loro reddito per il cibo, ora solo in 9%, gli americani il 6,5%. (Fonte: The US Spends Less On Food Than Any Other Country In The World)
Questo non perché sia diventato più economico produrre cibo, anzi, ma perchè esistono costi che rimangono volutamente nascosti al consumatore.
La produzione agricola su larga scala, infatti, porta con sé deforestazione, erosione del sottosuolo, spopolamento rurale, inquinamento, perdita della biodiversità, cambiamenti climatici, disoccupazione.
Gli agricoltori industriali avrebbero difficoltà a sopravvivere con i prezzi bassi che paghiamo per i loro prodotti se non ricevessero sovvenzioni statali per intensificare le loro colture.
Ma come un boomerang questi costi nascosti vengono messi in conto al consumatore e ai suoi figli, e una parte del conto la stiamo già pagando, ed è salata.
Prediligere prodotti BIO, km0 o da agricoltura sostenibile non significa solo assicurarsi un cibo più gustoso, ma significa scegliere di dare Valore al CIBO e dare Valore alla VITA nostra e del Pianeta.
Pagare il giusto per un prodotto BIO significa risparmiare in costi di salute futura.

Il buon cibo non ha a che fare con la cifra che si spende per comprarlo, ma con la cura e la maestria con cui viene prodotto. (cit. Petrini SLOW Food)

Allora ben vengano investitori in associazioni no-profit come Slow Food e Slow Money che supportano produttori di qualità, come pure l’adesione a progetti di agricoltura comunitaria piuttosto che, più alla portata di tutti, rivolgersi a GAS Gruppi di Acquisto Solidale o a realtà come L’alveare che dice sì o al mercato agricolo locale.

Questi non devono essere considerati gesti l’elite, quanto ferite a un sistema neoliberale che ha aumentato il divario sociale consentendo all’elite di volare sempre più in alto.
Gli stati dovrebbero mettere in atto politiche che diano spazio all’agricoltura nella pianificazione urbanistica, che valorizzino le tradizioni rurali, che forniscano cibo sano, curato e buono, non solo a buon mercato negli ospedali e nelle scuole!

Spunti tratti da Sitopia – Come il cibo può salvare il mondo– di Carolyn Steel Ed. Piano B 2020